Da Vico Paradiso Al Paradiso e ritorno...

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Prefazione di Peppe licciardi

Cari amici, ho un bel po' di cose da raccontarvi.
Si tratta della storia della mia vita, da quando sono nato a tutt’oggi: vi parlerò di persone che ho conosciuto e che fanno parte anch’esse del mondo della musica o dello spettacolo in genere.
Persone con cui sono cresciuto e dalle quali ho sicuramente imparato qualcosa; ma vi racconterò principalmente della crescita artistica di due ragazzi che hanno vissuto gran parte della propria vita, in un quartiere popolare, nel ventre di Napoli.  Ecco, questi siamo noi: mia sorella Consiglia ed io. 
Vi parlerò di combinazioni fortunate, di congiunzioni astrali e di aneddoti vissuti; tutte situazioni che ci hanno portato nel “Paradiso effimero” del successo.
Tutto ciò che mi accingo a raccontarvi è documentato ed è sempre verificabile in qualsiasi istante, con vecchi articoli di giornali, registrazioni televisive, oppure anche solo attraverso testimonianze di persone che hanno vissuto quei momenti.

 

UNA STORIA A DUE VOCI di Pietro Gargano

Ci sono storie che hanno toni sommessi, senza squilli di tromba, rulli di tamburi o ruffianerie di violini, eppure hanno musica dentro. È il caso di questa autobiografia di Peppe Licciardi, che poi è una biografia a due voci, quella della propria chitarra e quella meravigliosa della sorella Consiglia. C’è un altro elemento sorprendente in questo libro ed è la continua meraviglia. I protagonisti meritano il successo, anzi lo meritavano ancora più forte, eppure Peppe a volte quasi non ci crede e, per convincere il lettore che questo o quell’episodio sia veramente avvenuto, cita articoli di giornale o testimoni, oppure pubblica fotografie.
La vicenda passa per mezzo mondo, tra elogi e applausi, ma ha due poli cruciali. Parte e si dipana dalla natia Materdei, per la precisione da vico Paradiso alla Salute, e arriva a Villaricca, dove i fratelli Licciardi hanno portato le loro famiglie. Villaricca, l’antica Panecuocolo, è il paese in cui nacque Sergio Bruni, forse il più grande cantante napoletano di tutti i tempi dopo Enrico Caruso. Sergio aveva un carattere particolare e provocò una delle prime delusioni dei fratelli sonori. Li accolse in casa sua con due dita alzate, in una specie di benedizione, e dopo averli ascoltati disse: ’A guagliona ha dda studia' ancora. Si sbagliava.
Nelle pagine, le date sono canzoni. Peppe si affacciò al mondo nel 1957, l’anno di Malinconico autunno e Carosello, Consiglia nel 1959, l’anno di Sarrà chi sa, e la coincidenza è determinante nel cammino dei due ragazzi. 
Sarrà chi sa fu composta e portata al successo da Robertino Murolo, un amico, gioviale quanto Bruni era austero. Proprio con Murolo i fratelli Licciardi divisero le prime apparizioni alla Rai e altri importanti tratti di carriera. Peppe rivela che Murolo voleva duettare con Consiglia Cu' mme, lo splendido brano di Enzo Gragnaniello poi affidato a Mia Martini. Però aggiunge con modestia che non sa se il successo sarebbe stato lo stesso.
Dal libro affiorano suggestivi personaggi di quartiere, come ‘a vecchia fetosa che abitava in vico Lungo San Raffaele, detta così perché divideva il basso con cinquanta gatti. In vico Lungo i Licciardi abitarono prima di passare in via Amato da Montecassino, e fu un altro segno del destino, perché quello diventò l’indirizzo del poeta Salvatore Tolino e della sua mostra sulla canzone napoletana. Tra le altre figure di quartiere spicca Fortunato, il venditore ambulante di taralli saporiti descritto in musica da Pino Daniele, il loro amico Pinotto che da ragazzo frequentava Materdei. 
Le amicizie dei Licciardi sono durature e musicali. Salvatore Esposito detto Totore, per esempio, solista di mandolino nell’orchestra di Renzo Arbore. Altro esempio, Lello Giulivo, anche attore, che nel film di Mel Gibson interpretò il centurione che colpì Gesù in croce con la lancia e per questo fu schiaffeggiato dalla madre. Altri nomi, Rosario Jermano e Salvatore Dell’Aversana. Tutti o quasi furono compagni di palco nei complessi di gioventù, Scugnizzi del Cerriglio, Lo Cunto de li Cunti, Zi Pecula Virzu, Ventotene Folk.
L’affermazione è più sfiziosa quando è sudata. Così furono gli album di Consiglia con la Sugar di Caterina Caselli, i concerti all’estero (indimenticabile quello in un colosseo tunisino, a El Jem), la lezione all’università di Roma
voluta da Mimmo Liguoro, giornalista competente, o il duetto con Frank Sinatra all’ambasciata americana di Roma in ’O sole mio: The Voice disse beautiful. Peppe ha una teoria sulla fine del rapporto di Consiglia con la Sugar: ne individua la causa nello sbocciare di Bocelli, cui Caterina dedicò tutto l’impegno. 
Ne è passato di tempo dalla prima chitarra costata cinquemila lire, dalle feste dell’Unità, dalle esperienze da tassista, eppure Peppe Licciardi il narratore, il musicista di valore, è rimasto un uomo semplice. Non c’è parola sulla sorella che non sia puro segno di affetto. Consiglia Licciardi se lo merita. Ha una voce straordinaria e non ha mai smesso di studiare, fino a una seconda laurea, a San Pietro a Majella, sui rapporti tra la canzone napoletana e la musica celtica. Dovrebbero portare i turisti ad ascoltarla. Poteva andarsene all’estero, dove sanno apprezzarne il valore più di noi, e invece è rimasta qua, alternando le esibizioni alla cura del marito e dei tre figli. Dischi recenti li ha incisi per la Phonotype dei fratelli Esposito, pionieri dell’industria del disco in Italia. Ed è bello questo binomio con la casa discografica che lanciò Gilda Mignonette, Ria Rosa, Lina Resal, le antenate del suo canto libero. 
Naturalmente, con lei in sala d’incisione c’è Peppe, col suo strumento, i suoi arrangiamenti, le sue canzoni.

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